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Amazon è tristemente famosa per il “trattamento speciale” che riserva ai suoi dipendenti. Già tempo fa aveva fatto scalpore il racconto di una donna americana, che aveva deciso di lasciare il posto di facchina in uno dei magazzini della Pennsylvania, riducendosi in povertà. “Meglio senzatetto che lavorare da Amazon – aveva affermato -. Non ho una casa dove abitare. Ma le mie giornate peggiori sono meglio delle migliori giornate passate a lavorare lì dentro”. L’ex dipendente aveva raccontato di essere stata costretta a lavorare in isolamento e sotto sorveglianza costante.Alla sua storia ora si aggiungono le testimonianze riportare dal New York Times: turni sfiancanti, mancanza di aria condizionata (le ambulanze aspettano all’esterno per portare via chi collassa), impiegati costretti a mandare email anche in orari notturni o obbligati a fare la spia sulle performance degli altri colleghi, donne incoraggiate a migliorare le loro prestazioni anche quando malate di cancro. “Ho subito un aborto, è stato uno degli eventi più devastanti della mia vita. Ma mi hanno messa nel programma per migliorare le prestazioni per assicurarsi che la mia attenzione continuasse ad essere focalizzata sul lavoro”, ha raccontato al giornale un’impiegata.La dura strategia di Amazon si fonda su 14 regole.

La prima si chiama “L’ossessione del cliente”: “Gli impiegati lavorano per soddisfare ogni necessità del cliente. Sono ossessionati da lui”. La seconda mira a far sentire ad ogni impiegato il senso di responsabilità: “Non dicono mai: ‘Questo non è il mio lavoro'”. Dalla capacità di pensare in grande e inventare a quella di aver giudizio, si passa a illustrare altri principi che mirano ad incoraggiare chi all’interno ha il ruolo di capo (“I veri leader fanno crescere altri leader”). E che caratteristiche devono avere i leader? “Devono pretendere gli standard più alti – dice la regola -. Molti penseranno che questi standard sono assurdi. Ma i leader alzano sempre di più l’asticella e portano il loro team a sviluppare prodotti sempre migliori”.

E se “la velocità è ciò che conta in questo lavoro” (altra regola d’oro, ndr), Amazon ha pensato di monitorare anche il “tempo libero” dei suoi dipendenti: perfino i minuti che trascorrono in bagno vengono annotati. Una realtà troppo dura da accettare? L’azienda ha più volte smentito le accuse, affermando di trattare i suoi dipendenti con “dignità e rispetto” e che il suo scopo è quello di “dar vita ad un luogo di lavoro sicuro e positivo”. Molti degli impiegati ed ex-impiegati hanno raccontato di essere invece scontenti, ma, in alcuni casi, di non poter fare a meno di lavorare sempre di più. Dina Vaccari, dipendente dell’azienda nel 2008, ha spiegato al Nyt: “Ero così presa dall’idea di avere successo. Per quelli che lavoravano lì era come una droga. Una volta non ho dormito per quattro giorni consecutivi e ho continuato a fare il mio dovere”.